Regista e sceneggiatore francese, amante dell’Italia, con una storia un po’ lunga con questo paese.
Cosa volevi dire con questo film?
Volevo guardare, osservare la vita di un gruppo di giovanotti intorno a un leader carismatico che aveva una visione dell’umanità. A quell’epoca era il potere del Vaticano, del Papa, che consentiva o non consentiva a un gruppo di predicare e di mettere in piazza pubblica il messaggio del Vangelo.
Però per me è uguale a tutti i gruppi radicali protestanti, che protestano o che non protestano. Vogliono iniettare, vogliono aggiungere idee loro al mondo di chi è al potere. Questo per me era il modo di osservare un gruppo umano intorno a questa figura. Era questo lo scopo del film.
Progetti futuri?
Il caso vuole che sto lavorando adesso su un altro film storico sulla guerra d’Algeria che è una cosa molto più familiare e vicina a me, anche se è un altro paese perché mio padre è nato lì e quindi sto facendo delle ricerche su questo. Sei proprio alle ricerche? Sarà un racconto abbastanza duro.
Questo film è ispirato a una persona che ha vissuto otto secoli fa ma che è ancora
Torna per la sua terza edizione AmarCorti, la sezione dell’Umbria Film Festival dedicata ai registi di oggi
